A cura di MARILETI : scrittura creativa


Commenti: 86
  • #86

    marileti (domenica, 08 ottobre 2017 13:53)

    Che piacere leggerti qui, Cara Espero.
    Spero che tu non sparisca come la stella, né alla sera, nè al mattino.
    Quando vorrai scrivere, non importa se di te o di fantasia, il posto giusto è questo.
    Scrivendo scrivendo di sé nascono le autobiografie e terapeuticamente l'animo si alleggerisce

  • #85

    espero (venerdì, 01 settembre 2017 20:17)

    Espero il nome che gli antichi romani davano al pianeta Venere , la prima stella della sera e l'ultima del mattino a scomparire. La chiamavano anche Vespero e noi la chiamiamo Venere.
    Espero è anche il nome di un vento di ponente.
    Perchè questo titolo? Perchè la mia esistenza si è estesa dalla sera alla mattina, inondata da un vento a volte leggero, a volte frizzante, a volte graffiante.E' la storia di una donna nata nel 1949, vissuta a pieno nella 2° parte del '900, secolo la cui anima nel suo complesso è stata disarmante, sia prima che dopo il 1950, anche se per motivi contrastanti.
    Il secolo scorso , è coinciso, un giorno dopo l'altro , con rarissimi periodi di silenzio e di pace che se compresi mi avrebbero lasciato il tempo di pensare ed agire in modo consapevole.

  • #84

    marileti (giovedì, 25 maggio 2017 12:59)

    Sarò contenta di leggerlo, cara Sari. Ricordavo di aver già trattato l'argomento e anche la muta che volava, ma non trovandone traccia, pensavo di averlo sognato

  • #83

    marileti (lunedì, 22 maggio 2017 20:50)

    ti aspetto

  • #82

    Sari (lunedì, 15 maggio 2017 14:48)

    Questo esercizio è stato già fatto e io parlai, in prima e terza persona, del volo dal settimo piano di una muta da sub. Sono ancora senza connessione ma ho preparato un raccontino.

  • #81

    marileti (lunedì, 15 maggio 2017 09:01)

    Riprendo un argomento già trattato tempo fa, ma che reputo utile:
    SCRIVERE IN PRIMA O IN TERZA PERSONA
    Scrivere in prima persona consente al lettore di immedesimarsi maggiormente nel personaggio narrato, ma ha come difetto quello che essendo il personaggio narrante uno, egli può conoscere solo ciò che vede o gli accade.
    Scrivere in terza persona, invece, consente a chi scrive di conoscere tutto ciò che accade non solo al personaggio principale qui e ora, ma anche ciò che accade o accadde o accadrà ad altri in epoche e luoghi diversi.
    Esercitazione: Scrivere un piccolo racconto, massimo un foglio A4 in prima e in terza persona

  • #80

    marileti (domenica, 07 maggio 2017 11:13)

    Sono contenta che tu mi segua e so bene per esperienza diretta che la differenza fra fabula è intreccio non è facile da comprendere subito. Coraggio, un po' di tempo e la disamina di come è raccontato il romanzo che stai leggendo, ti renderanno il concetto più chiaro.

  • #79

    Sari (domenica, 07 maggio 2017 09:28)

    Ti leggo, Marileti, e sono lieta che tu mi creda così addentro all'argomento scrittura da propormi termini e percorsi così estranei.
    L'esercizio finale è interessante e lo eseguirò al termine del libro che sto leggendo.
    Grazie.

  • #78

    marileti (mercoledì, 03 maggio 2017 09:52)

    L'ordine narrativo: la differenza tra fabula e intreccio
    L'autore di un racconto sceglie la successione in cui esporre i fatti narrati.
    Può descrivere gli avvenimenti seguendo scrupolosamente il loro ordine logico e cronologico, rendendo molo semplice per il lettore la comprensione della vicenda.
    In alternativa può decidere di anticipare degli eventi che in realtà sono avvenuti dopo, introdurre fatti anteriori o mostrare prima gli effetti ed indicare solo in seguito le cause. Ha quindi la possibilità di organizzare il materiale narrativo sovvertendo l'ordine logico e cronologico dei fatti.
    Definizioni:
    FABULA: è l'ordine logico e cronologico di un insieme di fatti narrati.
    INTRECCIO: è l'organizzazione dei fatti narrati così come è stata strutturata dall'autore e costituisce l'ordine narrativo. Quando l'intreccio segue l'ordine logico e cronologico la fabula e l'intreccio coincidono.
    ANALESSI o FLASHBACK: ripresa di eventi cronologicamente anteriori.
    PROLESSI: anticipazione di eventi.
    La centralità dell'intreccio
    Nel racconto giallo i fatti presentati dall'autore non seguono quasi mai l'ordine cronologico. In molti racconti, infatti, il delitto o il crimine sono presentati all'inizio della storia e la trama si sviluppa secondo la tecnica dell'analessi, seguendo la ricostruzione degli avvenimenti compiuta dall'investigatore.
    Questo consente al lettore di cimentarsi nella risoluzione del caso.
    ESERCIZIO:
    Dopo la lettura di un racconto giallo elencare i fatti
    secondo l’ordine in cui l’autore li presenta
    secondo l’ordine in cui si sono svolti nella finzione del racconto

  • #77

    marileti (lunedì, 01 maggio 2017 12:58)

    Ma come si costruisce un racconto?
    Passi sintetici per costruire un racconto tenendo ben presente che la caratteristica che lo distingue dal romanzo è la brevità.
    1) Partire dal finale.
    E’ la regola dello scrittore Edgar Allan Poe ed è anche la mia preferita. Si parte quindi dalla conclusione per intraprendere un percorso all’indietro scrivendo quello che è successo prima del climax. Il finale deve quindi “spaccare” e lasciare sbalordito il lettore e il percorso all’indietro servire come preparazione al climax. In un mio racconto intitolato La prova di coraggio nel finale compariva la risoluzione dell’enigma con la comparsa del Diavolo in persona ma prima di quel momento c’erano altre due scene (nel vero senso della parola) che mostravano senza dire (l’indizio della L stampata sulla porta dell’ufficio del direttore) che in quel mondo ordinario c’era qualcosa che non andava, qualcosa di alieno poi esploso nel climax del finale (infatti quella L stava per Lucifero).
    2) Scegliere un’idea già usata da altri autori ma cambiarne lo sviluppo, l’ambiente e i personaggi. Una volta scritto il finale, vedere se si possono modificare o invertire le premesse per creare determinati effetti e tenendo conto dell’effetto dato dal finale stesso. Pensate ad esempio che Quattro passi tra le nuvole e Il profumo del mosto selvatico sono lo stesso film ma fatto in due modi diversi. Un’altra tecnica molto utile è quella del rovesciamento, si prende cioè un’idea molto comune e la si rivolta come un calzino prevedendone sviluppi completamente diversi (pensate che Tim Waggoner ha scritto il bellissimo racconto Blackwater Dreams di cui ho curato un adattamento cinematografico, e dove lo zombie non torna per vendicarsi – idea comune e scontata di tutti i film e i racconti horror – ma torna perché si sente solo e ha bisogno della compagnia dell’amichetto scampato all’annegamento, un’idea così ribaltata è davvero molto originale).
    3) Partire da una situazione e immaginare una semplice catena di eventi.
    Gli eventi devono essere connessi l’uno all’altro dal rapporto di causa-effetto e devono portare allo scioglimento finale. Michael si alza dal letto e Michael è licenziato sono due eventi non connessi da nessun rapporto di causa-effetto. Michael s’è alzato tardi dal letto e per questo è stato licenziato è un’altra cosa. Michael s’è alzato tardi dal letto (causa) e per questo è stato licenziato (effetto) qui il legamento ritardo-licenziamento c’è tutto.
    4) Elencare a parte una serie di dettagli che riguardano ciascun elemento della narrazione.
    Si può partire dai personaggi (come faccio io, ad esempio ne “La signora dei baci” e ne “Il medicante”), dalle scene, dall’ambiente, dal dialogo, da un’immagine, da una situazione particolare (pensate al ritrovamento del cadavere nei gialli) e provare ad associarli oppure a unirli trovando il collante per una storia, un filo di Arianna che vi aiuti a trovare l’uscita del labirinto evitando come la peste di perdervi strada facendo.
    5) Ispirarsi al vissuto, al visto, al letto, all’udito.
    Un evento, una storia udita dagli amici o dalla nonna, un articolo di cronaca, una fotografia, un video, un libro, un volto, un quadro, un oggetto, una frase famosa o meno, utilizzando come sempre l’autocritica per non cadere nella propria autobiografia. Elaborarli in un racconto compiuto e che stia in piedi da solo. Vi accorgerete che una storia se ben costruita, va avanti da sola.
    Alessio Iarrera
    D:\Documents and Settings\mariell\Desktop\SCRITTURA E RISCRITTURA\come scrivere un racconto di alessio iarrera.doc

  • #76

    marileti (sabato, 29 aprile 2017 18:39)

    Altro piccolo assegno per chi vorrà distrarsi scrivendo:
    Due vecchi amici si incontrano a distanza di molto tempo dall'ultima volta che si sono visti.
    Buon lavoro

  • #75

    marileti (giovedì, 13 aprile 2017 21:03)

    compito per queste vacanze di Pasqua 2017:
    Felicità e anche incontrare di nuovo un vecchio e caro amico

  • #74

    marileti (lunedì, 16 gennaio 2017)

    Brava come sempre, Sarina: l'uomo è fatto di dubbi e tu hai espresso bene questo concetto

  • #73

    Sari (lunedì, 16 gennaio 2017 09:59)

    Compito.

    Quando incontrai il Bambino Gesù

    Ti ho mai incontrato per davvero, Bambino Gesù?
    Sei nei miei ricordi e nelle preghiere di sempre, ti ho toccato nel presepio e a grandezza naturale sull'altare, ti ho seguito nel tuo percorso di persona e identificato con l'uomo del vangelo, delle parabole e della croce... per questo ho creduto di conoscere tutto di te.
    Ma conoscere è un verbo impegnativo, usato spesso a sproposito e anch'io l'ho fatto con te. Improbabili riccioli biondi, sguardo sereno e braccia tese era tutto quel che sapevo di te e a lungo mi è bastato.
    Poi ho incontrato un libro piccino per formato e numero di pagine, ma grande nel contenuto. L'autore, Primo Mazzolari, chiede cosa andiamo cercando nel Bimbo del presepio e se siamo lì, davanti alla capanna, per Lui o per noi. La risposta istantanea, e ovvia, mi si è subito gelata sul pensiero e lì è rimasta.
    Bambino, ti ho trattato da fratello e da Dio ma spesso mi sono scordata di te e oggi so di non poter dire di conoscerti per davvero... scusami.

  • #72

    Sari (lunedì, 16 gennaio 2017 09:53)

    Marileti, io sono all'asilo e tu mi proponi temi universitari. Aspetta che cresca, perbacco. Tu, intanto, dalla cattedra datti da fare. ;)))

  • #71

    marileti (sabato, 07 gennaio 2017 19:48)

    Sbalzata tra un PC e l'altro, comincio a scrivere, poi mi devo alzare e poi... tutto perso. Ricomincio e il dramma(esagerata!) si ripete.
    Vorrei ricordare a chi entra che un accurato uso del flashback e del flashforward fanno sì che il racconto sia movimentato e sono possibili i colpi di scena.

  • #70

    marileti (sabato, 31 dicembre 2016 01:29)

    coraggio a chi entra. Domani proverò anche io- Buona notte

  • #69

    marileti (mercoledì, 21 dicembre 2016 20:22)

    Assegno per le vacanze di Natale:
    "Quando incontrai il Bambino Gesù"

  • #68

    vaco (giovedì, 18 agosto 2016 10:46)

    CHIEDO SCUSA SE DO L'IMPRESSIONE DI USCIRE FUORI ARGOMENTI VARII: E' IL PC CHE MI COSTRINGE COSI', E PROBANI:MENTE, SONO IO CHE NON VALGO NIENTE NELL'USO DEL PC.
    NEL SALUTARE MARIELLA MI PERMETTO DI CHIEDERLE A GIBA SE RIESCE A LEGGERE CIO' CHE SCRIVO:
    GRAZIE E BUONA GIORNATA.
    ottavio

  • #67

    marileti (venerdì, 26 febbraio 2016 16:23)

    complimenti al SIG giulianopoe!

  • #66

    Giba (giovedì, 25 febbraio 2016 18:26)

    Era stanco. Così finì di mangiare e uscì di casa, guardandosi attorno. Quando usciva era sempre molto cauto. Da sempre sua madre gli aveva insegnato che il mondo è pieno di gente malevola, gente pronta a farti del male anche se ti comporti in modo assolutamente legittimo, in modo naturale. Così usciva di casa solo per procurarsi il cibo, poi si infrattava di nuovo nella sua dimora, al sicuro. Limitava anche i rumori, per paura di ricevere visite indesiderate. Usciva solo la sera, qualche volta. Al buio era più a suo agio, camminava fra le piante del bosco che circondava il suo paese, sfiorando quasi il terreno per non far rumore.
    C'era la luna, le stelle riempivano il cielo. Alzò il volto e respirò l'aria della notte con voluttà. Sentiva profumi che gli giungevano dagli alberi, dalle case colme di gente, sentiva perfino l'odore acre del sudore sugli operai che tornavano dal lavoro.
    Se ne stava tranquillo, i suoi passi non facevano rumore, gli aghi di pino che tappezzavano il sottobosco erano morbidi e rendevano agile il cammino.
    Improvvisamente udì un rumore lieve e gli giunse un odore di fumo di sigaretta. Intravide un lume fra le piante e due persone di mezz'età che imbracciavano due doppiette. "Vedrai, diceva il primo, vedrai Charles che prenderemo quel maledetto, basta avere costanza" e l'altro,"Sono due anni che lo ripeti ma non c'è verso di prenderlo, neppure di vederlo".
    Lui si ritirò con grande prudenza, ripercorrendo i suoi passi. Pensò che di sicuro qualcuno doveva averla fatta grossa, per far infuriare così i suoi compaesani e preferì, memore delle raccomandazioni materne, tornare nel suo rifugio.
    Scostò, arrivato a casa, le fronde che nascondevano l'ingresso ed entrò nella vasta caverna dove viveva. Si scrollò di dosso l'umidità della notte e, da un angolo sassoso dove lo aveva messo a frollare, addentò i resti della cena. Gli era tornata fame.
    Mentre consumava il polpaccio della gamba che aveva staccato dal corpo della donna che giaceva poco distante ricordò la sua voce, quando, andando a caccia, la incontrò fra gli alberi: "Madonnaaa, il lupo mannaro!". Sorrise, la carne era morbida e gustosa.

  • #65

    Sari (martedì, 29 dicembre 2015 21:03)

    Marileti, ho fatto una ricerca sulla punteggiatura, scoprendo che ogni casa editrice adotta un virgolettato che mantiene in ogni pubblicazione.
    Il trattino è ormai usato solo dalla casa Einaudi e lo trovo comodo perchè, in battitura, non richiede il tasto del maiuscolo e non occorre neppure metterne un altro in chiusura di discorso.
    E' stato interessante scoprire le varie forme di virgolettato, grazie.

  • #64

    marileti (martedì, 29 dicembre 2015 10:32)

    Non importa che non eseguiate i compiti per le vacanze, purchè scriviate.
    Bello il racconto di SARI. Cara amica un'altra volta per indicare il dialogo, però, usa le virgolette perchè i trattini non si usano quasi più.

  • #63

    Sari (lunedì, 28 dicembre 2015 16:22)

    Compito: Immagino di essere un pesce rosso che ascolta una nonna che racconta una favola a una nipotina.

    - Sono ore che mi stai attorno, Chiol, che ho di così interessante oggi?
    - Da ore sei incollato al vetro, Red, pari ipnotizzato e questo tuo atteggiamento mi preoccupa.
    - Da quando i granchi si preoccupano dei pesci rossi?
    - Da quando hai lo sguardo fisso, Red... mi dici cosa ha catturato il tuo interesse? Io guardo ma non vedo nulla di diverso dal solito.
    - Forse dalla tua corazza non passano... ma dalla mia pelle sì... sento delle onde morbide che mi accarezzano e vanno dritto al cuore provocando...
    - I pesci rossi hanno un cuore, Red?
    - Non lo so, Chiol, ma arrivano in un luogo che chiamo cuore, va bene? E non interrompermi.
    - E a quel tuo cuore che succede?
    - Succede qualcosa di bello, che mi fa stare bene e mi tiene incollato qui... perchè è da lì, dai due umani che stanno vicini e si parlano, che arriva tutto quel che sto cercando di spiegarti.
    - Oh, peccato non essere un pesce rosso e provare quel che provi tu.
    - Guarda Chiol, l'umano grande, parla e quello piccolo ascolta rapito, quasi provasse le sensazioni che io chiamo onda.
    - Red, pensi ci sia un altro mondo attorno a noi? Un mondo fatto di onde? Tu ed io siamo i più vecchi, qui, e ne abbiamo sentito parlare da chi ci ha preceduto. Si diceva di un altro mondo dove non ci sono solo aria e acqua ma anche una cosa chiamata terra... un qualcosa dove nascono piante come le nostre alghe. E c'è uno spazio immenso pieno d'acqua abitato da tante specie di pesci, di granchi e dove crescono alghe giganti.
    - Fandonie Chiol, ci fosse tanta acqua, come dici, dovrebbero esserci pareti di vetro immense e questo non è possibile perchè sono fragili... ricordo il mio povero nonno che morì d'aria per la rottura dell'involucro di vetro che lo conteneva. Secondo me, il mondo è fatto di acqua, di aria e di umani, protetti come noi da pareti di vetro che contengono l'aria di cui hanno bisogno come noi dell'acqua. Tutto qua.
    - Ma...
    - Zitto Chiol, lasciami ascoltare ancora le onde che mi arrivano, non vorrei che l'umano grande smettesse di parlare e il piccolo di ascoltare, privandomi delle belle sensazioni che si trasmettono... sono loro due insieme, a produrle, ora ho capito. Che questo sia un anticipo di paradiso, ammesso che esista?
    - Sfiorami la chela, Red, voglio provare a sentire quel che senti tu.

    - Ecco, la mia storia è finita, Bea.
    - Ancora nonna, raccontamene un'altra.
    - Debbo preparare il pranzo, ne riparleremo dopo.
    - Un'altra piccola piccola, ti prego, raccontami una storia con un pesce rosso, come quello che dall'acquario pare ascoltare le nostre chiacchiere.
    - Allora... c'era una volta un pesce rosso... come lo potremmo chiamare?
    - Red, nonna, chiamiamolo Red.

  • #62

    Stelvia (domenica, 27 dicembre 2015 19:59)

    CIMA INNEVATA E GLI SCIATORI INESPERTI

    Che stagione anomala questa, un inverno senza neve naturale; solo sul mio berretto è caduta in alcune notti di ottobre e qui si è posata e mi abbraccia fino a primavera tarda.

    I miei versanti sono spogli, brulli; gli uomini con i gatti della neve e i cannoni hanno delineato le piste artificiali di neve sparata nelle notti quando il termometro segnava -10/15 gradi circa sotto zero e sono quelle sulle quali arrivano i miei amici sciatori a tenermi compagnia da dicembre a primavera inoltrata. Le cime vicine, amiche di lungo tempo, mi sorridono e sembra mi vogliano abbracciare seguendo il soffio del vento altalenante.

    Ma guarda, guarda… ecco che arrivano i primi sciatori quelli temerari, eccoli che svettano prima sui miei “capelli” e poi ai gettano veloci sui miei fianchi preparati a piste artificiali e scendono come fulmini a valle.

    Ma laggiù degli inesperti stanno ancora calzando gli sci e aiutati dal loro maestro eccoli salire sulla seggiovia, fra poco arriveranno qui da me così li potrò osservare da vicino.

    Non è facile stare dritti sugli sci quando si scende dalla funivia in movimento, anche se lenta, e mettersi ben ritti in piedi pronti per buttarsi a capofitto verso il piano, specialmente se di questo sport non si è pratici.
    Le cadute si seguono a ruota tra risa e goffaggine, si rialzano come degli ubriachi, tentennano un equilibrio sempre più fragile e poi di nuovo per terra. Il maestro insegna loro le pose, i vari metodi per guidare gli sci, la postura e, mentre sembra che cominci a funzionare, ecco che si sgancia lo sci a un ragazzo e solo soletto corre a valle. Il maestro veloce come una saetta si getta a recuperare lo sci e pazientemente lo porge al suo allievo.
    Sarà la volta buona? Ora si riparte; scendono a zig zag tentennando dietro al maestro.

    Ogni anno sempre le stesse scene, le voci, le urla, le cadute e le fragorose risate !

    L’anno dopo questi inesperti ritornano e si destreggiano da bravi sciatori , arrancano sui miei fianchi, inforcano gli sci e poi si buttano a capofitto verso il piano per poi riprendere la salita.

    Sono passati anni e ancora tanti ne passeranno. Tanti saranno ancora gli inesperti che si eserciteranno sui miei fianchi per trovare il divertimento e lo sfogo di cui hanno bisogno.

    Io ho il privilegio di vedere passare le stagioni e in particolare le generazioni sempre più “vestite ad hoc” e sempre più fragili. Da me rafforzano i loro muscoli ma la loro anima e il loro spirito restano sempre più deboli.

    Chissà cosa ne sarà ?

  • #61

    Giba (mercoledì, 23 dicembre 2015 16:34)

    Ottavio, in questa pagina si scrivono racconti e basta. Non entrare se non vuoi scrivere. Va' su PARLIAMONE e allietaci là con le tue simpatiche battute. Qui no, a meno che tu non voglia partecipare con una novella. Ciao.

  • #60

    marileti (mercoledì, 23 dicembre 2015 12:57)

    VACO,
    se entri qui è solo per leggere o inserire racconti!

  • #59

    Giba (giovedì, 17 dicembre 2015 10:44)

    Grazie signora maestra! :)

  • #58

    marileti (giovedì, 17 dicembre 2015 10:41)

    Lo sapevo!
    GIBA NON SI SMENTISCE MAI!
    So che un tempo era un accanito lettore di gialli, ma credo lo fosse anche di horror. Questa nonnina mi fa pensare a Psyco!
    BRAVOOOOOOOOOOOOOO
    Ti rispondo solo oggi perchè ho gli operai in casa che devono riparare i danni fattimi dal signore del pian di sopra che ha rinnovato casa usando un trapano elettrico per togliere i pavimenti.

  • #57

    Stelvia (mercoledì, 16 dicembre 2015 20:12)


    Molto bella la tua "Marachella" mi piace !
    ciao Giba !

  • #56

    Giba (mercoledì, 16 dicembre 2015 12:06)

    Detto da un maestro par tuo è un grande elogio; a me par troppo. Grazie ma non voglio più sentirti abbattuto. La vecchiaia è un sentimento, non uno di quei sentimenti a cui piegarsi, non tu almeno, che ancora godi di tanta salute! Un abbraccio.

  • #55

    Mariolieto (mercoledì, 16 dicembre 2015 11:57)

    GIBA! Leggo e resto ammirato (come davanti a qualsiasi tuo scritto).
    Anche nel "racconto" dimostri il pieno possesso del "bel stil novo" e della lucida razionalità "consequenziale"!
    Io... segno il passo; sempre più stanco; comunque...

  • #54

    Giba (mercoledì, 16 dicembre 2015 10:34)

    La marachella

    Me ne stavo seduto su una scomoda sedia di metallo, i gomiti appoggiati alle ginocchia, chino obbligatoriamente in avanti. Le manette mi costringevano i polsi a una innaturale immobilità. Al di là della scrivania il Giudice taceva. Una scrivania stranamente sgombra da ogni carta, con un solo enorme telefono al centro, fra me e il volto barbuto del Giudice. Vestiva di nero ma, a spiccare sulla camicia di seta rosa era una cravatta rosso fiamma.

    Improvvisamente parlò, senza alzare il capo: “Leggo, nella sua pratica, che lei si auto accusa di aver ammazzato sua nonna. Mi risulta che è stata trovata alla base della scalinata interna di casa sua, col collo spezzato. Dica.”

    Sbuffai. Era la decima volta che raccontavo alle guardie prima, all'ufficiale comandante poi, la storia del mio delitto. “Veda, signore, ero annoiato e quella sera in televisione trasmettevano una di quelle telenovelas berlusconiane che fanno impazzire, non si capisce perché, le vecchie signore. Avevo deciso, per amor di pace, di leggere il giornale mentre trasmettevano quella pizza, ma neppure questo bastò alla nonna. Mi disse che il fruscio delle pagine le dava fastidio.

    Signor Giudice, io alla nonna volevo bene e dopo la morte dei miei genitori me l'ero portata in casa e la accudivo, portandola con la sedia a rotelle ovunque volesse, in bagno, in cucina, a letto. Provvedevo a lavarla e a spogliarla per metterla a letto, la rivestivo al risveglio, la curavo. Ho fatto questo per anni.”

    Il Giudice mi guardava con aria perplessa: “Visto che le voleva bene, quale è stata la causa che ha scatenato la sua rabbia?” “Rabbia, no signore, nessuna rabbia. Veda, trovava sempre la minestra troppo salata, la carne troppo cotta, la doccia troppo fredda, il caffè troppo dolce. Niente le andava bene. Io sono un tipo taciturno e lei parlava, parlava, parlava in continuazione accusandomi di tutte le imperfezioni delle quali, secondo lei, ero colpevole.

    Quella sera chiusi il giornale e con calma decisi quello che “DOVEVO” fare. Lasciai che la tremenda telenovela finisse e poi le dissi che avevo una sorpresa per lei. Mi rispose con uno sguardo sprezzante e io presi la carrozzina, la portai sul ballatoio e la scaraventai giù dalle scale. Non si mosse più,” L'inquisitore mi fissava, serio e composto. Attesi a lungo che dicesse qualcosa, poi, con voce piana, sussurrò: “ Quello che lei non sa, amico mio, perché lo ha cancellato dalla mente, è che subito dopo il fatto fu preso da un rimorso terribile che le fece quasi smarrire la ragione, Quella notte ebbe un infarto e morì. Quella in cui lei si trova è l'anticamera dell'inferno. Sappia che il mio nome è Duvel, sono il diavolo e devo decidere della sua sorte.”

    Si alzò e mi venne vicino. Sentii il suo alito caldo mentre si chinava a togliermi le manette. Scorsi nei suoi occhi un baluginio, come di fiamme.
    “La mia sentenza, disse, è decisa. Lei non sarà mio ospite, la spedisco in paradiso dove troverà alloggio. Quanto alla morte della nonnina, mi creda, giudico quello che ha fatto poco più che una marachella”.

    Uscì dalla stanza aprendo una porta dietro la quale sembrava fosse scoppiato un incendio e io mi trovai fuori. Ero seduto su una nuvola rosa.

  • #53

    vaco (martedì, 15 dicembre 2015 17:39)

    GENTILE E CARA MARIELLA;
    RISPONDO AL TUO MSG 48 , in Parliamone
    MI CREDI? NON CI SONO RIUSCITO!
    RIDO DEL MIO MODO STRANO AHAHAHAHAH
    ottavio

  • #52

    Giba (martedì, 15 dicembre 2015 12:02)

    Nessuno scherzetto, maestrina dalla penna azzurra (il Napoli!). Fammi finire col dentista o scriverò parolacce. Va bene "Marachelle". Quattro giorni, please.....:)

  • #51

    marileti (martedì, 15 dicembre 2015 11:53)

    Alunno GIBA! mi hai fatto lo scherzetto, eh!
    Io ci riprovo:
    ASSEGNO- come e dove trascorrerò le vacanze di Natale: differenze e similitudini con le vacanze della mia giovinezza

  • #50

    marileti (lunedì, 14 dicembre 2015)

    Per Giba e per chi vorrà cimentarsi:
    una marachella

  • #49

    Giba (lunedì, 14 dicembre 2015 10:44)

    Dammi un tema Mariella, vorrei provarci anch'io. Grazie....

  • #48

    marileti (domenica, 13 dicembre 2015 11:31)

    VACO, un piccolo sforzo e un poco di buana volontà ti riporteranno tutto alla mente! Coraggio

  • #47

    vaco (sabato, 12 dicembre 2015 08:58)

    SORRIDO DI ME STESSO! IERI SERA MI VENNE CHIARAMENTE IL RACCONTO CHE DESIDERAVO SCRIVERE IN SCRITTURA CREATIVA. STAMANE NON HO TROVATO PIU' NIENTE NELLA MIA MEMORIA! AH AH AH AH!!!JE SUIS UN HOMME QUI RIT!
    AH AH AH AH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • #46

    vaco (sabato, 12 dicembre 2015 08:44)

    a MARILETI!
    BUONGIORNO!
    ottavio

  • #45

    Giba (giovedì, 10 dicembre 2015 21:09)

    Quello che hai scritto, Sari, è un piccolo capolavoro di logica, di introspezione e di......cuore. Grazie

  • #44

    Sari (giovedì, 10 dicembre 2015 20:57)

    “A che serve un libro senza dialoghi né figure?”
    Serve a renderlo più mio, a dargli quel corpo e garbo che, secondo me, gli si addicono, a creare una mia storia nella storia.
    Marileti, di pesci rossi non so nulla ma cercherò di svolgere il compito.

  • #43

    marileti (giovedì, 10 dicembre 2015 09:56)

    Cari alunni,
    non sentitevi "costretti". Scrivete solo se e quando vi farà piacere farlo.
    BUONA GIORNATA

  • #42

    Stelvia (giovedì, 10 dicembre 2015 08:49)


    Marileti cara, prima o poi arrivo anch'io ...
    ciao :)

  • #41

    Mariolieto (mercoledì, 09 dicembre 2015 17:17)

    Seguendo il consiglio/invito di GIBA in "Parliamone" vengo a tener vivo anche questo "sito", ma in questo periodo sono impelagato con il centenario di guerra sul difficile "gennaio 1916" carico di avvenimenti anche per la mia vallata sul fonte sud-occidentale del Trentino austroungarico contrapposto al fronte italiano della Lombardia nord-orientale. Chissà che per il gennaio 2016 non ne esca qualche personaggio di guerra, come suggeritomi da MARILETI!!! Utinam!

  • #40

    marileti (mercoledì, 09 dicembre 2015 09:24)

    Un personaggio acquista fisionomia per quello che fa (azione) o per quello che dice (dialoghi)o per quello che pensa (riflessioni).
    Non devo scrivere che Tizio è inc...avolato nero, ma devo fargli sbattere un pugno sul tavolo, o prendere a cattive parole un altro personaggio.
    Di un personaggio dobbiamo descrivere:
    1. l'aspetto fisico
    2. il carattere
    3. la sua storia personale e il suo modo di vivere
    4. i suoi rapporti con gli altri personaggi



    I personaggi sono l’asse portante di un racconto, dal momento che sono le loro scelte e le loro azioni che fanno andare avanti la narrazione.
    Il primo dato da tenere presente è che un personaggio non è una persona reale ma, come è ovvio, una funzione del racconto e quindi, esistendo solo per creazione del narratore, è impossibile attribuirgli caratteristiche diverse o ulteriori rispetto a quelle che si possono ricavare direttamente dalla narrazione e che sono funzionali al ruolo che il personaggio gioca nello sviluppo della storia e all’intenzione comunicativa che l’autore ha in mente.

    Qualsiasi personaggio svolge nel racconto una sua funzione. Normalmente si possono individuare dei ruoli di base:
    - eroe (colui che compie le azioni importanti del racconto)
    - antagonista (colui che si oppone alla realizzazione delle azioni dell’eroe)
    - oggetto (l’obiettivo dell’eroe, che nel caso del racconto rosa è, di solito, l’amata/o)
    - gli aiutanti (che possono agire a favore dell’eroe o del suo antagonista)
    - l’arbitro (che è un personaggio super partes che può far pendere le sorti della storia a favore del protagonista o dell’antagonista)
    - il destinatario (che è colui che può incaricare l’eroe di compiere la sua missione, come nel caso delle fiabe, in cui il matrimonio con la principessa è il premio della missione che viene affidata all’eroe)

    Il grado di importanza di un personaggio nel racconto (che naturalmente è legato al ruolo che svolge) è direttamente proporzionale alla quantità e alla qualità delle caratterizzazioni che gli vengono attribuite nel racconto.

    Le caratterizzazioni, per semplificarne l’analisi, possono essere divise in fasci:

    FISIOGNOMICO: riguarda l'aspetto fisico, l'età, l'abbigliamento del personaggio
    SOCIALE: riguarda la classe di appartenenza, il tipo di lavoro, il grado di inserimento nei rapporti con gli altri, i vincoli familiari

  • #39

    marileti (mercoledì, 09 dicembre 2015 09:23)

    Caro Antfrain, mi fa piacere che l'iniziativa ti sia gradita, ma se vuoi metterti in un banco anche tu, sarei più contenta.

  • #38

    Antrefrain (martedì, 08 dicembre 2015 15:55)

    Matrimonio di Agosto. Temperatura più elevata di alcuni gradi rispetto alla norma del periodo. Bella gente. Alta borghesia. Qualche celebrità frammista a professionisti affermati e danarosi.
    Eleganza diffusa e di gusto certo. Le signore, in particolare, hanno sicuramente saccheggiato famosi atelier che avranno fatto a gara per rappresentarle, farle apparire come degli scrigni preziosi oltre che costosi, moderatamente ed elegantemente dischiusi per lasciare intravedere più che immaginare i veri tesori che custodiscono. Gli sposi formano una coppia perfetta. Lui alto, abbronzantissimo, castano di capelli portati abbastanza lunghi. Lei mora, con lunghi,corvini capelli e con fiammanti occhi azzurri spie certe di immensa gioia e uguale voglia di vivere.
    La cerimonia religiosa è celebrata in una antica cappella incastonata in un belvedere di architettura vanvitelliana che, per le ridotte dimensioni, quasi obbliga gli invitati a stringere in un ravvicinato abbraccio la coppia di novelli sposi mentre il Sacerdote,da sempre amico delle rispettive famiglie,rivolge beneauguranti parole.
    Il rinfresco è stato preparato e viene servito ai “Mulini Reali” una antica struttura, adibita all’epoca della sua costruzione alla macina di cereali necessari alla corte borbonica e che conserva intatte e funzionanti le ruote azionate ad acqua.
    Un lungo, curatissimo e suggestivo viale d’ingresso, incorniciato da vegetazione rara e preziosa conduce al complesso fatto costruire, a suo tempo, dalla corte borbonica, alla sommità del quale gli ospiti vengono accolti dai gestori che hanno ristrutturato e ammodernato il complesso dandogli l’attuale destinazione.
    Al termine della felice e festosa giornata gli sposi, che l’indomani partiranno per un lungo viaggio, finalmente, si ritirano nella suite messa a loro disposizione dalla proprietà del complesso ove potranno, finalmente, dar sfogo alla loro passione e,con i loro amplessi, far rivivere e perpetuare il miracolo dell’amore e della vita. Frattanto gli intervenuti, stanchi ma visibilmente contenti, sciamano per il viale di accesso alla ricerca delle rispettive autovetture che li riporteranno alle loro abitazioni con ancora negli occhi e, forse, con qualche malinconico rimpianto,la prorompente felicità di quella coppia di giovani sposi.
    _________________


    Encomiabile iniziativa questa proposta da Marileti. Stimola anche chi sinora è stato restio a mettere per iscritto quanto sentiva di avere e di poter dare. Di ottimo livello quanto sinora si è potuto leggere
    _______________
    Questo breve racconto permette di ricavarne altre storie. Si potrebbe scrivere di cosa sarà dei novelli sposi e di ciò che sarà del loro futuro; della storia di alcune delle coppie presenti alla cerimonia e così di seguito.

  • #37

    marileti (martedì, 08 dicembre 2015 09:36)

    ESERCITAZIONE
    per MARIO immagina un incontro sul fronte di guerra tra un "ragazzo del '99 e un giovane padre austriaco.
    Per SARI immagina di essere il pesce rosso che hai in casa e che osserva te che racconti una favola au bambino.
    Per STELVIA immagina di essere una cima innevata che osserva degli sciatori inesperti