Metafisica 

 

Fu di mattina che la Notte decise. Non sarebbe andata a dormire: per la prima volta voleva vedere le cose alla luce del giorno ed attese. 

 

Il Giorno si levò dal suo letto di nubi, come al solito e fece dei fiori, fiori. Illuminò di riflessi il dorso delle foglie d'ulivo e le argentò, scosse dal letto i dormienti chiamandoli alla vita. 

 

Ma la notte non dormiva e scurì il tutto in un attimo, senza volerlo. Ne venne

un chiaroscuro strano, né giorno né notte e la gente lo prese per maltempo. Non lo era ed i fiori si chinarono, gli ulivi smisero di dar sull'argento e la gente che si levò per andare al lavoro lo fece di malavoglia. 

 

I tram tennero per tutto il giorno le luci accese ed il sole apparve sbiadito e piccolo, come nelle albe invernali del nord Europa. Lassù, naturalmente, fu il buio totale. 

 

Quando arrivò la sera il giorno decise per ripicca di non dormire ed il buio non venne. Si rimase sospesi fra notte e giorno, ad attendere. 

 

Non ne vennero mai a capo. Per questo siamo sospesi fra la luce ed il buo, senza sapere come finirà. Forse la Notte ed il Giorno capiranno che ad ognuno compete il suo posto, che ci si deve accontentare. Forse capiranno che l'intransigenza non serve e che ci si deve sempre accordare. 

 

Faccia Buio la notte e chiaro il Giorno, come ordina l'andare delle cose. Sia fatto in fretta o i fiori morranno e finirà la vita sulla terra. Non giova a nessuno il voler la ragione per forza, neppure ai litiganti, che resteranno svegli a guardarsi per sempre, soffrendo senza scopo. 

 

Giba

08 Mar, 2008


Il fabbricante di doni

 

  

Fabbricava regali. Raccoglieva nel bosco, vicino alla vecchissima casarella che gli era rimasta dopo la partenza dei suoi per un punto imprecisato del tempo o dello spazio, legnetti secchi e pigne da seccare al Sole, qualche castagna selvatica indurita e, con quello che aveva raccolto, fabbricava regali. 

Lui fabbricava regali. Non aveva altro da fare e per sfamarsi non aveva che da scendere a valle, in paese, dove il fornaio gli regalava sempre, senza che lui lo chiedesse, un filone di pane. Al mercato poi c'erano gli scarti della frutta, quella un po' ammaccata ma buona che nessuno comprava. Le erbe del sottobosco erano deliziose, nel pane, appena colte e tagliuzzate. Acqua ne aveva a volontà, fredda e pura, sempre scorrente dalla fontanella appena fuori casa. 

Lui fabbricava regali. Gli piaceva curvare gli stecchi sottili alla fiamma del camino, fare strani pupazzi con per testa una castagna e per occhi due sassolini. Non avevano bocca ma un bel naso sì, fatto con un pezzettino di legno. Faceva anche piccole slitte e carriole con strane ruote piene, ricavate da tondi di legno. 

Era un omino ormai vecchio, con qualche raro pelo sul volto e senza capelli. Qualche dente gli era rimasto, per fortuna, ed il suo sorriso risultava ancora gradevole anche con qualche, inevitabile, vuoto fra un dente e l'altro. 

I regali li sistemava in fila, davanti alla sua reggia ed ormai riempivano tutto lo spiazzo ed anche parte del sentiero che scendeva a valle. Lui aspettava, da sempre, che qualcuno si presentasse e ne chiedesse almeno uno in dono. Non successe mai, durante la sua vita. 

Davanti a casa sua non passava nessuno e lui era troppo timido per portare qualche oggettino in paese e regalarlo. Così attese, attese tanto che morì, nel silenzio della notte, passando dal sonno alla quiete definitiva senza accorgersene. 

Tre giorni dopo il panettiere si preoccupò, non vedendolo, e salì a monte. Lui dormiva per sempre, circondato dai suoi oggettini, offerti da una vita e mai notati. 

Il fornaio si sedette e pianse in silenzio quell'ometto così pieno d'amore sempre offerto e mai donato. Poi si chinò, raccolse una piccola slitta e scese a valle......... 

 

Giba

 

 

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -