Panchine…

 

La panchine da quanto tempo fanno la loro stagionale presenza lungo viali e strade e stradette delle città e dei paesi? Chissà chi le ha inventate e rese indispensabili nel pubblico arredo urbano. Predisposte per i soli paesani e per i cittadini? O anche per i turisti ed i villeggianti? Oggi le panchine (di ogni dimensione) sono un elemento determinate anche sulle piazzole, lungo le strade dove i passanti in automobile si fermano per osservare il panorama e per fare uno spuntino.

Però, a volte, panchine che lasciano a desiderare, non sempre belle e comode e, spesso, non conservate a dovere. Quasi sempre di pochi posti, solitamente di soli quattro posti e lontanissime una dall’altra. Servivano e servono solo per riposare un pochino quando si camminava o si cammina ancora a piedi? Negli ultimi decenni sono diventate - specie in città - il posto fisso dei senza tetto e degli anziani/vecchi che non sanno dove e come passare il tempo. Raramente, su qualcuna si vedono persone che si fanno compagnia a chiacchierare insieme: n quel caso, fortunatamente, sono diventate panchine socializzanti.

Perché non trasformarle - di conseguenza - come punto di incontro o giornaliero o periodico per “chi ha bisogno di sentirsi insieme”? Ma allora i 4 posti a sedere non bastano più; bisogna allargare gli spazi, ampliare il cerchio, farle diventare, anche strutturalmente, punto d’incontro e di prolungata sosta per più persone. A me piacerebbero le “panchine a cerchio” in modo di vedersi e di parlarsi guardandosi. Ai progettisti ed ai “deseigner” il compito della creatività inventiva ed agli amministratori pubblici il dovere di realizzarle.

Le fontane sono state “salvate” come testimonianza storica e trasformate in estetico arredo urbano. Erano centro di vita e di vitalità: non vi era fontana o lavatoio che giornalmente non raccogliesse donne, ragazzi ed uomini, con gli animali, che non facessero cerchio attorno a ciascuna fontana. Oggi sono diventate testimonianze mute ed isolate: solo un museo silenzioso da visitare ma accompagnati da chi - solo a voce - ne racconta le vicende storiche e ne sottolinea gli aspetti estetici. Ma ciascun visitatore lascia il luogo visitato e se ne torna a casa col solo silente ricordo visivo.

Perché, allora, non “corredare” le fontane (nelle singole piazze o nei singoli anfratti) di una serie di posti a sedere sui quali sia la gente di ogni borgo e città (per tutto il corso dell’anno), sia i visitatori saltuari, si siedono a “chiacchierare”, cioè “a sentirsi insieme” come si sentivano insieme chi doveva correre alla fontana e servirsene per bisogno? Un tempo ci si “serviva” di ogni fontana per necessità di vita; oggi, invece e fortunatamente, possiamo servircene o per trovare un angolo in cui radunarsi a “stare bene insieme” (specie per le persone che abitano nel rispettivo borgo), o per goderne la storicità e la suggestione estetica dell’ambiente urbano ma, purtroppo, solo attraverso una frettolosa corsa “di passaggio”. Invece… una “sosta sulle panchine”, magari anche con la presenza di persone del luogo “scese” (per l’occasione) a stare insieme agli”ospiti” e trattenendosi con loro facendo “sentire” l’atmosfera del passato che si intende rievocare, potrebbe trasformare un “visita visiva” in “ore di vita vissuta”.

Riscoprire, mantenere e riproporre le vestigia del passato è un primo importante passo culturale per chi vive l’oggi (che si perpetua giorno per giorno); ma si deve e si può andare oltre al semplice museo che ora andrebbe “vivificato”: si possono e si devono rendere “vive” quelle vestigia silenziose e materiali attraverso persone capaci di voler “vivere insieme” e non solo capaci di sporadicamente rendersi fuggevoli visitatori di poche ore.

 

Mario Antolini Musón

Razzismo

 

Avvenimenti recenti, sicuramente rilevanti ed a cui tutta la stampa, per la gravità dell’accaduto, ha dato ampio risalto, rendono ancora una volta attuale l’argomento razzismo. Non è facile addentrarsi in una disamina del fenomeno ed è sicuramente utile per tentare di inquadrarlo e porlo nell'ambito che gli compete evidenziare che esso va considerato nei due aspetti che assume: uno individuale e psicologico, l’altro collettivo, di massa.

Individualmente il razzista nega l’eguaglianza fondamentale di tutti gli uomini al di là delle differenti origini etniche. Porta a sostegno delle sue tesi la considerazione che non è vero che tutti gli uomini sono uguali; afferma che le differenze esistono.

In parole povere per il razzista la diversità è data dalla differenza delle origini etniche. Non volendo ammettere la irragionevolezza del suo assunto passa subito all'avversione e alla condanna.

Il razzista poggia la sua ossessiva convinzione che lo porta all'avversione non tanto su danni o pericoli effettivi ma sulla paura che tali eventi possano verificarsi. Egli quindi si rifiuta mentalmente di considerare la propria diversità ma accerta quella dell’altro. Egli mostra di essere razzista solo perché l’altro è diverso e si mostra o addirittura si ritiene offeso per avere un pretesto per offendere.

Ricorda tanto, questo suo modo di pensare ed il conseguente atteggiamento che al riguardo assume, la favola esopica del lupo e dell’agnello. Si ricorderà che in quella favola il lupo, pur in assenza di atti ostili dell’agnello se la prende con la diversità dell’altro tralasciando di considerare che lui è diverso dall'agnello almeno quanto l’agnello è diverso da lui.

Di altra natura e sicuramente ancora più allarmante è il razzismo che può definirsi collettivo.

Purtroppo ancora oggi in Italia, in Europa e nel mondo il fenomeno razzismo è in crescita ed interessa anche una buona fascia di persone giovani. Nessuno osa negare che dal razzismo nazista degli anni quaranta e dalle atrocità allora perpetrate sono stati fatti enormi passi in avanti. Era però auspicabile, proprio nel ricordo di quei tragici fatti, che venisse sradicata per sempre la mentalità razzista.

 

Antrefrain


In coscienza

 

Papa Francesco ha appena compiuto  80 anni, da quattro  è a capo del Vaticano e in questo lasso di tempo tanto è cambiato  nel mondo e nei fatti che riguardano la fede cattolica.

Ricordo che esordì dicendo una frase insolita per un pontefice: "chi sono io per giudicare" e già questo avrebbe dovuto far presagire quanto questa figura di pontefice fosse diversa dalle altre... ma sono stati la sobrietà,  la stima,  l'accoglienza, i perdoni chiesti e  quelli concessi a fare di lui una persona amata e rispettata, vicina alla nostra umanità ed alla realtà dei tempi.

Si dice che concederà alle donne il diaconato e io aspetto anche il passo  successivo che le vedrà arrivare al  sacerdozio, come nei primi tempi delle comunità  cristiane, ma quel che più mi ha stupita, di questo papa,  è stata la possibilità di perdono per tutte le persone coinvolte nel drammatico momento dell'aborto, compresi  medici e infermieri, facendo sobbalzare sulle seggiole parecchi prelati.  Nel novero dei protagonisti dell'aborto, non è però stata però nominata la figura del  potenziale padre di quell'esserino che mai nascerà e  della cui sorte  è responsabile  al 50%, ad essere generosi...  il padre è infatti attore comprimario di quella decisione che ha visto pagare sempre e solo la donna in qualità di  responsabile e  dunque colpevole. Peccato.

 

In seguito alle  decisioni  fin qui prese da papa Francesco, ecco acquistare senso il suo presentarsi  dicendo "chi sono io per giudicare"...  perchè se la chiesa, perdonando, conta  sul nostro giudizio e quindi sulle coscienze, è chiaro che il primo immenso   progetto del papa dovrà  riguardare la formazione delle  coscienze dei cristiani e riformare quelle dei preti, trasformando  così  ogni  credente in persona  in grado di rispondere delle  proprie  azioni davanti a Dio e alla giustizia terrena.

Il progetto, se sarà questo, presenterà notevole difficoltà e il cambiamento richiederà secoli per modificare le coscienze... che il Cielo lo protegga dagli altri e dai "suoi"  il nostro papa e  gli conservi a lungo coraggio,  forza e vita. 

 

Sari

 

 

_____________________________________________________________________

 

 

E' sempre questione di forza? 

 

E' ovvio come lo è sempre stato:  gli scrittori sono invisi ad ogni potere  perchè hanno  cultura, una testa pensante, occhi che vedono per davvero e la capacità di raccordare gli eventi.

 

Lo scrittore Gianni Biondillo ad esempio,  intervistato da "Vita",  risponde idealmente al sindaco milanese, che chiede l'intervento dell'esercito per difendere alcune zone della città che governa, asserendo che per garantire la sicurezza non occorrono le forze armate perchè "il territorio non va militarizzato ma presidiato".

 

Presidiare è vigilare, difendere, proteggere, tutelare e di questo c'è estremamente bisogno in ogni parte del nostro territorio nazionale perchè ogni cosa di cui non abbiamo cura  degenera.

E di poca cura  stiamo patendo troppo.

 

Lo scrittore Biondillo scrive cose che paiono persino scontate, se la realtà non fosse quella di cui sappiamo.

"... una malattia grave non si cura con l'aspirina e neanche lasciandola degenerare".

"C'è bisogna di cure quotidiane e continue". 

E dice ancora: "bisogna stare attenti al tipo di narrazione che facciamo della realtà. Alzare la percezione del pericolo può generare rischi reali".

 

Ecco, questo è quello che dobbiamo chiedere, idealmente o materialmente,  anche ai nostri amministratori locali: cura e presidio costante  perchè sono una  importante  necessità.

Ci si segni il nome di tutti coloro che, incaricati della cura, cadono dalle nuvole quando accadono fatti gravi (il non sapevo non è ammissibile) per non correre il rischio di votarli ancora.

 

 

Sari


Noi, diversamente  giovani

 

 

Leggendo il nostro Mario e le sue molteplici occasioni  di gratificanti incontri che lo vedono come referente, penso non sia dato a molti di essere così considerati, giungendo all'età anziana. 

Ci si accorge  infatti d'essere pensati vecchi, nonostante le capacità e forze che si sentono ancora proprie,  quando si viene raramente consultati per i fatti che non hanno a che fare con servizi che la famiglia richiede.  Ed ecco che i "vecchi", da guide adulte, da persone pensanti quali erano,  diventano improvvisamente  accudenti, domestici, chiamati in causa solamente quando si presentano impellenti bisogni materiali. 

Dicendo quanto ho appena esposto, non nego che le generazioni più giovani sappiano meglio destreggiarsi o capire "come vadano le cose" in quel tratto di vita che li vede protagonisti come lo fummo noi alla loro età... intendo parlare di quel coinvolgimento che nei piccoli spazi lasciati liberi dagli impegni, permette di far scorrere idee, di mettere in comune  i pensieri e tutto quel che costruisce facendosi linfa vitale.. la stessa che ci consente di  crescere e  diventare grandi ad ogni età e fino all'ultimo battito di ciglia.

Che grande valore è il sapersi parlare fra generazioni...  e son pensieri da curare, scartare, conservare, confrontare o far nascere... qualcosa non mio, non tuo ma NOSTRO. 

 

 Sari

 


Lettera non spedita

Cara professoressa,

non le appaia strano che le scriva dopo i  tanti anni trascorsi da quando ero una sua allieva, in realtà non l'ho mai scordata e l'ho tenuta sempre accanto a me.

Sono stata "sua" negli anni della contestazione studentesca, quando si aderiva alle manifestazioni senza avere gli strumenti per capirne le motivazioni, bastandoci quella ribellione che alla nostra età era fisiologica.

In una di quelle occasioni  rivedo il professore di diritto   e il suo volto paonazzo che,  dall'alto del secondo piano della scuola che noi avevamo bigiata scioperando, urlava: "signorine, se non entrate subito in aula chiamerò la questura che vi ci porterà a forza. Guardando la sua ira mi sentii impaurita e spavalda allo stesso tempo ma le compagne più grandi mi spiazzarono ancora di più irridendo l'incoerenza fra la materia del diritto che lui insegnava con la forza a cui ora chiedeva sostegno.

Lei, cara professoressa, non prese mai posizione durante quei giorni tumultuosi ma ci invitò a leggere, leggere e ancora leggere perchè, diceva, solo chi sa può scegliere e non accodarsi alle idee degli altri facendosene servo.

Lei insegnava psicologia ma cominciò a distribuirci libri di storia e sociologia, i suoi, presi dalla sua biblioteca personale, invitandoci a confrontare, pensare, riflettere su quanto avevamo appreso dai nostri libri e quelli che lei ci proponeva.  Erano libri vissuti e a lungo non capii come lei potesse separarsene per affidarli  ad adolescenti ignoranti e tumultuosi come noi.

A me toccò un libro sulla seconda guerra mondiale e la sua lettura mi sconvolse tanto da chiuderlo sbattendo le pagine più e più volte. Eretico, così mi parve, perchè raccontava storie mai narrate, ragioni mai prese in considerazione e di popoli e fatti che nessun libro aveva mai menzionato. Nelle storie  successivamente raccontate da altri libri,  quei fatti li avrei poi riletti come veri. 

Il libro non potei renderglielo perchè lei fu trasferita ma non volli tenerlo con me  perchè  scottava, pur chiuso nel comodino da notte,  o forse più per la paura di avventurarmi in terreni impegnativi che non ero pronta ad affrontare. Così lo diedi ad un amico che s'incuriosì da quel che gliene avevo raccontato e mi piace pensare che anche nei suoi pensieri abbia fruttificato.

La ricordo anche fisicamente, professoressa, perchè era giovane, intelligente, simpatica e bella... tanto che una nota ditta di cosmesi l'aveva voluta come modella e noi ragazzine, che  la guardavamo dai manifesti pubblicitari, eravamo orgogliose di quel successo che non ci apparteneva ma, in qualche modo, contagiava. Se la sua bellezza è servita a farsi meglio ascoltare, debbo benedirla perchè quel che lei tentava di inculcarci, ha messo radici nei miei pensieri e ancora oggi cerco di metterle in pratica.

Tradurre le idee in fatti, in scelte, non è affatto facile e quel che lei allora non poteva dirci,  era che chi cerca di farlo deve mettere in conto due fatiche: quella di cercare di capire e l'altra di affrontare chi va dove porta la corrente e ti crede stupido proprio per quelle idee che sono costate impegno e fiato corto. 

Le scrivo oggi che vorrei averla qui, in questi anni di cattiva politica e di un generale obnubilamento che ha visto sfumare il pensiero critico in favore di chiacchiere dannose, spacciate come risolutorie per il futuro.  Di questa situazione, lei ne patirebbe come e più di me  ma la sua presenza mi conforterebbe parecchio. 

Grazie per quel che ha fatto per me e le mie compagne, professoressa e, se permette, l'abbraccio con affetto.

 

Sari

 


"Francescani"

Francescani accusatori, Domenicani giudici e torturatori, i loro discendenti di oggi santi e martiri. Un nuovo Francesco rivendica, un San Francesco è smarrito: Dio non risponde.
Francescani accusatori, Domenicani giudici e torturatori, i loro discendenti di oggi santi e martiri. Un nuovo Francesco rivendica, un San Francesco è smarrito: Dio non risponde.

Uno di questi giorni, quando me ne verrà l'uzzolo, vorrei ripercorrere la storia edificante dei Francescani, che di concerto coi Domenicani, fecero in modo tuonando dai pulpiti di far cacciare, espropriare, spesso torturare e bruciare gli ebrei dalla Spagna (1492) e dalla Sicilia, nello stesso anno. Si vedrà allora, ma certo non è una mia scoperta, a cosa servano le utopie, le "buone intenzioni" iniziali degli idealismi, religiosi e non, che finiscono per stuzzicare la sete di potere e di ricchezza che alberga nell'uomo e, ovviamente, nella donna. Ci tornerò sopra, provocando, come dice la nostra Sari. A presto.

 

Mi scuso, parleremo dopo, se dio non mi fulmina, degli ebrei convertiti che subito chiamarono "Marranos", PORCI. Parleremo dei Moriscos, i musulmani convertiti o meno che costituivano la schiena portante dell'economia spagnola. Unici a lavorare fra i guerrieri che volevano convertire, per cavoli loro, il mondo. Anche loro, tutti loro, perseguitati ed uccisi, cacciati su ispirazione degli ordini religiosi, seguaci di Francesco in primis. Un incentivo a credere nelle chiese, le unioni di fedeli che aspirano alla santità. Non mi si dica che oggi non è così: sarebbe un insulto all'intelligenza.

 

Giba


                  "BERTONE"

                                                                          Il sant'uomo
Il sant'uomo

 

Notizie spicciole sui miei amici preti. Bertone non ha restituito i soldi. Dice che "darà" 150.000 euro al Bambin Gesù come contributo alla ricerca, non come rimborso. Dato il tipo che pagherà "a rate", Dio ci aiuti.

 

Allora, caro Bertone, visto che hai riconosciuto di aver ricevuto illecitamente dei quattrini pur "non sapendone niente", provvedi subito a restituire i 200.000 euro all'ospedale. Solo così i 150.000 euro che hai promesso di "donare" diventeranno una vera donazione, sia pur a rate a babbo morto.

 

Una ridicola montatura mediatica che fa ridere i polli. I polli sono i pulcini spennati, i piccini che muoiono di tumore nei lettini del Bambin Gesù. Visitai quell'ospedale, tanto tempo fa. Ancora, dentro, ho un sordo dolore che sconto.

 

Giba


3 febbraio             "Sceneggiata sacra"


Il macabro trasferimento della salma imbalsamata di padre Pio da San Giovanni Rotondo, con tutte le buffonate messe in atto in merito (il divieto di sorvolo sulla via percorsa dal sacro cadavere), evidenzia la mancanza di scrupoli e di senso della misura che "l'affaire" del rilancio della chiesa truffatrice e pedofila comporta.

 

Non c'è nulla a cui questo nuovo papa simpaticone e il suo staff di professionisti del fasullo siano disposti a evitare, pur di riprendere la via degli "introiti" che la mancanza di prestigio ha fatto loro perdere, dopo gli immondi scandali che  travolsero il Vaticano e tutta la chiesa.

 

Ora, dopo il flop evidente del giubileo di cui nessuno parla più, si è pensato di far viaggiare la salma "incerata" di questo santo con le stimmate procurate dall'acido fornito dal farmacista di fiducia (notizie confermate), santo che Giovanni XXIII mise sotto processo morale per il falso mito che aveva fabbricato su sé stesso. Fu tenuto in silenzio fino alla morte di papa Giovanni e rilanciato poi dal papa attore, Giovanni Paolo II, che evidentemente lo riteneva un collega nella recita.

 

Adesso questa fabbrica di quattrini che ha reso ricchi i frati di San Giovanni, viene accolta a Roma con gli alti onori che competono alle patacche ecclesiali.

Colmerà i vuoti del giubileo, che ha reso poco alla chiesa e ha fatto spendere una marea di quattrini allo Stato Italiano, unico stato che nei telegiornali della RAI presenta nelle immagini di apertura l'immagine di papa Francesco subito dopo quella del povero Mazzarella, presidente di questa repubblica del cavolo.

 

Qualcuno dovrebbe spiegare agli italiani a che titolo una delle tante chiese che impestano il mondo, debba essere portata ad esempio di italianità ed aver voce in capitolo nei fatti interni della nostra patria. Una vera vergogna.

 

Giba

"Il grande flop"


Allora, diciamola noi la verità, verità che si fa strada comunque, al di là della cortina di menzogne che la sala stampa vaticana e la quasi totalità dei media ci propinano, per sfacciataggine o per omissione.


Direbbe Totò che il Papa "ha fatto fetecchia", nel senso che questo Giubileo si prospetta come un disastro totale. Le folle oceaniche che si attendevano non si son viste. In compenso piovono su Roma le disdette di tutte le agenzie di viaggio i cui clienti, clienti che vengono in Italia per turismo e non per andare a Santiago de Compostela, non intendono rischiar la pelle per sfidare i barbari dell'Islam.


La televisione e la stampa si danno da fare, quasi tutte le emittenti e le testate, per dare i numeri: 100.000, 70.000, 50.000 visitatori. Non ce n'erano neppure la metà. 

L'audience delle televisioni tutte, puntate su piazza San Pietro, dopo mezz'ora è crollata. La gente ne aveva piene le tasche di chierici salmodianti e di papi (due) che mimavano abbracci commossi. 

Davvero non se ne può più: siamo arrivati al limite della tolleranza. Non possiamo passare la giornata godendoci il Papa in Africa, il Papa in America Latina, il Papa a San Pietro, il Papa pomeridiano che omaggia la Madonna, il Papa che apre porte sante ovunque trovi una porta.


Il troppo "stucca", dicono in toscana: riempie, scoccia, soffoca, annoia. Il limite è trascorso, ora basta. Chi pensa che tutta questa pizza durerà un anno, fosse pure un credente, si sente male. Figuriamoci che non crede nelle religioni tutte.


Quanto a Bergoglio sarebbe ora che gli facessero sapere che il rilancio della sua chiesa non può avvenire attraverso gli spettacoli di piazza ed i viaggi transcontinentali, pagati anche da noi laici che ci infuriamo.

Il rilancio della chiesa potrebbe avvenire se la chiesa si ripulisse delle porcherie che sono una costante della sua storia millenaria e che ora, nell'epoca del Web, sono diventate di dominio pubblico.

Ammesso che ci creda, questo novello Francesco, non ci riuscirà mai.

Non si guarisce l'ebola con l'aspirina, né si puliscono le fogne con lo spazzolino da denti. 


Sono certo che è troppo intelligente, e troppo prete, per crederci. Insomma, la finisca con queste sceneggiate e ci lasci in pace. Siamo al massimo della sopportazione, molti fedeli compresi.


Giba


  "Stato ladro"


Penso davvero che molti italiani non si renderanno mai conto, a fondo, di quali imbrogli questo stato ladro si serve, pur di truffare i propri cittadini, poveri o ricchi che siano. 


Prendiamo, ad esempio, la multa che l'Antitrust (fustigatore di costumi) ha irrogato a Enel Energia per "pratiche commerciali scorrette". 1,1 milioni di euro per aver fatto pagare ai cittadini servizi non richiesti, almeno questa sembra sia la motivazione. 


Prescindiamo pure dal fatto che il furto che l'Eni ha compiuto nei confronti degli utenti è enormemente superiore alla multa che pagherà, ma una piccola considerazione la vorrei fare. 

Enel è LO STATO, un'azienda a maggioranza statale. L'Antitrust, che ha imposto la multa è LO STATO.

 

In pratica lo stato italiano non obbliga Enel Energia a restituire il maltolto ai cittadini rapinati, no; multa sé stesso trasferendo i quattrini rubati dalla sua tasca destra alla sua tasca sinistra, fingendosi garante di una severa politica di controllo. Una presa per i fondelli formidabile che ci fa capire da che gentaglia siamo governati.


Giba



5 novembre               "Vaya con Dios"

Così ci vorrebbero far credere che alcuni pretacci cattivi hanno teso un agguato al Papa, che solo dopo essere salito al soglio si è reso conto che era a capo di una banda di truffatori, di finanziatori dei fabbricanti di armi, dei produttori di materiale pornografico. Quando lui, il Papa, era il più importante cardinale del sud America ed era a capo dei Gesuiti, non ne sapeva niente.

Che la curia distraesse i soldi ricevuti per girarli in beneficenza, e li usasse per il riciclaggio e per pagare gli attici dei Bertone e le vacanze alle Bahamas dei cardinali con signorine al seguito, nessuno mai si era accorto.

La pedofilia dei preti era assolutamente ignota ai Gesuiti del cardinal Bergoglio che non ne aveva notizie.

Insomma, non si tratta di una vera e propria organizzazione criminale ma di pochi cattivi che vogliono opporsi al Servo dei servi di Dio, intenzionato a sanare tutto, avvolgendolo in fumi di incenso.

I colpevoli di tanta ignominia sono stati arrestati, i nemici del Papa pagheranno. Chi avesse il sospetto che questi signori hanno il torto di aver probabilmente venduto notizie ai media, scoprendo gli altarini che si nascondono dietro gli altari e che siano stati bloccati per questo si sbaglia.

Come d'uso ormai da millenni, la chiesa ha subito rivoltato la frittata e fa apparire il Papa come un martire e i "pochi" cattivi delle malelingue che vogliono fermare la sua grande "riforma", avvilendolo.

Noi tutti, ma proprio tutti, ci crediamo. Conosciamo già dai libri di Storia quale sia la luminosa via alla santità percorsa dal primo cristianesimo all'odierno cattolicesimo osservante. Francesco lo sapeva che il bubbone doveva scoppiare. Non per nulla si è fatto commesso viaggiatore in America Latina e negli USA affollati di messicani e di "latinos" in genere, in cerca di popoli propensi a credere agli asini che volano. La sub cultura è la sua unica alleata. La sua unica speranza.


Giba


 "A me me fa paura sulo 'o fesso" (Eduardo)

Barak Obama, the President USA !!!!!
Barak Obama, the President USA !!!!!

Ancora Obama, ancora e sempre lui. Ora il New York Time svela che, per opporsi a Putin che sta smantellando le basi dei tagliagola dell'ISIS, invia tonnellate di armi ai "Ribelli islamici", accozzaglia di gente in gran parte proveniente da Al Qaeda (quella che abbatté le torri a New York), che le passano in parte all'ISIS ed usano le altre per combattere Assad (il dittatore siriano), e di conseguenza i Russi che stanno al suo fianco.

 

Il New York Time la chiama "Guerra per interposta persona" ed ha ragione. Il fesso politico odia Putin che; pur non essendo certo un santo; lo sovrasta in tutto tranne che nella statura, senza capire che agendo così contribuisce ad affogare il medio oriente in un lago di sangue, e a portare il mondo intero sull'orlo di una guerra atomica.

 

Ha rifiutato l'offerta di Putin di un'alleanza contro i tagliagola, ed ora vuol contrastare i suoi successi, armando gli stessi che colpirono Manhattan e l'orgoglio dell'America, uccidendo 5000 americani.

 

Come si possa affidare a una persona così la sorte dell'America e del mondo civile è inconcepibile. Che i componenti della NATO non lo fermino è una follia. Siamo, anche noi pulcinella italiani, asserviti all'idiozia e alla catastrofe.

Quell'uomo andrebbe ricoverato alla neurodeliri. 

 

Giba

                     "Stupor mundi"

Federico II di Svevia
Federico II di Svevia
Matteo I  d'Italia
Matteo I d'Italia

Così, dopo Federico II si Svevia, abbiamo un nuovo "Stupor mundi". Si chiama Matteo Renzi.

Ringalluzzito dalla sua immagine riflessa negli obbiettivi delle macchine da presa, in quel dell'ONU, ha detto testualmente: "Con le nostre riforme abbiamo STUPITO IL MONDO!". Accidenti, la gentaglia che affolla l'ONU, paradiso di mantenuti, crogiolo di paesi disastrati e retti spessissimo da dittature, tenuto in piedi solo dall'imbecillità dei popoli che lo foraggiano, incapace di far tutto, gli si è affollata intorno.

Habemus papam, ecc. e rev.mo domino Matteus Renzi, che assumerà il nome di "Er Pallonaro I", come politico si intende.

Intanto a Roma il parlamento si trova alle prese con decine di milioni di emendamenti che gli negano un sol passo avanti sulla più inutile riforma del mondo: quella del senato della Repubblica, che andrebbe abolito e si vuol trasformare, per esigenze del Pallonaro, in un nuovo ristorantino per iniziati, magari per indiziati. Abbiamo stupito il mondo! Non è neppure più faccia tosta, è comicità irresistibile.


Giba


                                Vengo anch'io

       I PUTIN.   Il duro e il durerei..
I PUTIN. Il duro e il durerei..

  Il poker su cui giochiamo il futuro !


Che dio ci aiuti


  "La fregatura"

 

Non so quel che capisca Renzi, non so immaginarlo, al di là della sua abilità di intrallazzatore politico, odiatissimo dagli avversari del suo partito. Bersani lo odia e schiuma di rabbia, sotto la sua aria bonario-emiliana, per essere stato messo al chiodo come un foglio dell'Unità. Non parliamo di Letta, indignato per essere stato trombato a freddo.

 

Le minoranze del partito democratico non riconoscono la propria inferiorità numerica e se ne fregano della democrazia che dovrebbe insegnar loro che governa, sempre, la maggioranza. Loro vogliono il potere per prendere, mica per dare.

 

Un barlume di lucidità sembra apparire nel nostro apocrifo (ma chi di noi lo ha eletto?) presidente del consiglio, allorquando si reca a Mosca e ragiona senza iattanza con Putin, curando gli interessi delle aziende esportatrici italiane ed auspicando il continuo afflusso di gas dalla Russia; gas del quale abbiamo assoluto bisogno. Obama vada pure a farsi friggere, pare dire sottovoce, e mi pare che sia un pensiero sacrosanto.

 

Per il resto è un perfetto democristiano, come NON lo fu Degasperi che era uomo dabbene. Agisce come i preti; promette cose che sa di non poter dare e lo fa con sfacciataggine, da predestinato interprete della volontà divina. Se fosse un tennista sarebbe il re del rovescio: promette di rovesciare il verso e rimanda "sine die".

 

Noi, boccaloni, crediamo che ci diminuisca le tasse e ce le aumenta, demo cristianamente dicendo che stanno calando. Promette tutto, senza avere una lira per farlo. Privilegia alcune categorie (gli 80 euro ed ora i precari della scuola) per averne i voti e fa pagare noi tutti con tasse sottaciute e nascoste più di quel che "dona". Con questo sistema compra i voti di alcuni coi soldi di tutti e quelli stessi che lo votano riconoscenti, non si accorgono che hanno una manina nella tasca che si riprende i quattrini ricevuti. La beffa è per chi, nulla ricevendo, paga e basta. Un esempio, insomma, di quel che recita la costituzione; l'eguaglianza di trattamento per tutti.

 

In questa orgia di invidie aggrovigliate, di meschini ricatti e di corruzione, emerge sempre più la certezza che tutti, tutti coloro che hanno il potere di gestire i soldi pubblici, rubano. Senza eccezioni e senza pentimenti. La morale berlusconiana ed ecclesiale si è fatta regola condivisa: prendere, fortissimamente prendere. E noi? Beh, noi siamo i più fessi pensionati del mondo, escludendo le macro pensioni delle caste. Alleluia!


Giba


9 febbraio   "L'incapace"

 

Tutto mi sarei aspettato, arrivato alla mia età, tranne che di vedere un mastodontico idiota politico mettere in pericolo l'esistenza stessa dell'umanità.

Mi riferisco all'incapace presidente della più importante nazione del mondo, scelto più per il suo fisico e per il colore della sua pelle, in omaggio al "politicamente corretto", che per la sua capacità di gestire il potere.

 

Ora questo signore vuol mettere a rischio la mia vita e quella dei miei cari, della mia nazione e del mondo, per sfidare la Russia, potentissimamente armata ed irta di atomiche. Lo fa in nome di una terra, l'Ucraina, che non appartiene alla sua "cerchia", né alla Nato, né all'unione europea.

 

Prescindendo dalle ipocrite "prese di principio" che nascondono giochi di potere fra superpotenze ed interessi di predominio in campo energetico non calcola, l'incapace, che le guerre scoppiano quando ci si accorge che le idiozie prendono la mano, e non ci si riesce più a fermare.

 

La fine dell'avversario preluderebbe, in epoca atomica, alla fine dell'America e di noi tutti ma lui continua a stuzzicare Putin proponendosi, o fingendo di proporsi, di armare l'Ucraina con armi pesanti. Non capisce che il primo lanciarazzi che arrivasse in quelle terre darebbe alla Russia la scusa buona per invaderle immediatamente, adducendo la necessità assoluta di salvaguardare la propria gente prima di trovarsi costretta a guardarsi da una nazione confinante potentemente armata dagli USA.

 

Rivendico, per quel poco che vale, di aver avuto sentore da sempre che questo avvocaticchio sarebbe stato una rovina per tutti noi. Mi auguro che Frau Merkel lo blocchi, come ovviamente ha intenzione di fare. 

A parte la Francia il resto d'Europa nicchia. Speriamo in bene.

 

Giba


"Te tu, la mi' mamma, la lasci stare, va bene?"

 

Tutti ammirati. Sembrano tutti ammirati dalle parole impetuose con le quali il papa, all'anagrafe Bergoglio, ha giustificato un cazzotto nei confronti di chi gli offendesse la mamma. Va da sé che la paraboletta riguardava le chiese. La "mamma", per il papa, è la chiesa. Chi offendesse la sua chiesa, chi offende tutte le chiese, meriterebbe un pugno ecumenico. Insomma si potrebbe chiedere ai Domenicani di resuscitare l'inquisizione.

 

Non si deve uccidere, come a Parigi, ma insomma, un po' di corda non guasterebbe. Povero Islam, rispettoso di tutto e di tutti e vilipeso da questi scostumati, se si incazza ha ragione.

 

E bravo papa. Per quel che riguarda la mamma, quella vera, sono con lui. A meno che, naturalmente, non si tratti di una mammina pedofila, corrotta, bancarottiera, usa all'evasione fiscale, carica di vizi e di desiderio di potere, usa ad interferire nella politica degli stati sovrani (quelli fessi).

 

Ora si dà il caso che la cara mamma di Bergoglio, quella chiesa che l'ha cresciuto e ben nutrito, quella che lo ha reso potente e carico di ricchezze e lo ha fatto e lo fa vivere nel lusso e acclamare da folle oceaniche, sia proprio questa. Una religione corrotta e difficile da controllare da lui stesso, che non riesce ad eliminare le camarille vaticane, né i cardinaloni straricchi negli attici, costruiti coi soldi delle decime, dell'otto per mille, delle elemosine per i poveri.

 

Bene, caro simpaticone: io mi riservo di dire della tua mammina putativa e di tutte le altre religioni quello che credo, supportato dai fatti. L'Islam è una tragedia per il mondo e per i disgraziati popoli che lo praticano. La chiesa cristiana è sempre stata ed è un dramma per l'Italia, che non è diventata Italia grazie ai suoi maneggi.

 

Non è col faccione simpatico e con la figura rotonda di questo nuovo "salvator mundi" che si cancelli la Storia e che si scordino le indecenze criminali, dalla pedofilia ai maneggi bancari, che sono marcite dietro le mura di san Pietro. Lasci perdere i pugni, potrebbe farsi male alle mani. 




Giba

 


 "Il popolo eletto"

 

Ci provarono in molti, e per ovvie ragioni dico soltanto dei più recenti.

 

Mussolini, allora, si affacciò al balcone di Palazzo Venezia ed annunziò agli italiani che appartenevano a “un popolo di santi, poeti, navigatori, artisti, colonizzatori e trasmigratori”. Urlò loro che il popolo italiano era “apportatore di civiltà nei secoli, a tutto il mondo”. Tutto vero, se queste qualità fossero appartenute a UN POPOLO.

 

Appartenevano a un accozzaglia di genti, diversa nell'aspetto, nella lingua, nei costumi. Un insieme ibrido di storie e di dominazioni diverse.

 

Quel che non citò furono i difettucci derivati dai continui capovolgimenti storici, dal mutare continuo dei dominatori: il servilismo, la delinquenza importata da matrice spagnola, la mafia del latifondo che i discendenti dei padroni longobardi, normanni, arabi, angioini avevano lasciato in appalto; per inurbarsi senza pensieri; ai loro esattori.

 

Da quella del latifondo alla mafia vera e propria e, dalla mafia, alla politica, e dalla politica al possesso dello stato di una genìa di malfattori il passo fu breve.

Ora l'uso ha fatto di tutti, o di quasi tutti noi, dei malfattori, irridenti le leggi, orgogliosi del proprio malaffare, senza difese da parte degli organi, corrotti, dei controllori di stato.

 

Dopo Mussolini, in sedicesimo, mi vien da ridere di Bassolino, afragolese verace, che convinse i napoletani d'essere il sale della terra, i prediletti da Dio per mostrare al mondo la loro superiorità intellettuale e civile. Manco a dirlo, i napoletani ci credettero, finché tutto non cadde in un rigagnolo di corruzione e di immondizia (in sacchetti grigi).

 

Arrivò Berlusconi e predicò l'impresa, la gioia del lavoro, la milanesità della religione del lavoro. Si è visto da che pulpito venisse la predica, dio ci scampi. Leggi fatte per evitare di andare in galera, che impedissero a chi falsificava (ne cito solo una) i bilanci, di essere incriminato. Mancava solo che depenalizzassimo il furto con scasso.

 

Una rapida successione di mezze tacche, da Monti a Letta, e siamo al top, all'illuminato, all'uomo del riscatto, a colui che, se il diritto divino verrà riconosciuto, possiederà le chiavi dell'Europa.

 

A parole ha già fatto tutto. Peccato che si ostini a scambiare le promesse con le realizzazioni. Secondo lui fra il dire ed il fare il mare non esiste. Quindi se promette: faremo, ha già fatto.

 

Una cosa la sta facendo: corre come se fosse inseguito dai turchi, fendendo l'aria col naso a taglierino e non si capisce se lo faccia perché ha fretta di salvare la nazione, o se abbia un attacco di colite. In ogni caso il risultato non cambia.

 

Noi aspettiamo, giocando a scopa. Tanto sappiamo che riempiono di panzane, che la corruzione ci ha distrutto e che fra poco,fra poco davvero, non ci saranno neppure più i soldi per i pensionati: quelli che, oggi, permettono ai figli disoccupati, un piatto di minestra.

 

 

Giba